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Lo Sri Lanka che non ti aspetti

  • Immagine del redattore: Luisa Tonon
    Luisa Tonon
  • 17 ott 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Ci sono viaggi che sogni, da una vita intera, da poche settimane, da mesi. E altri viaggi che invece non senti la necessità di fare. Lo Sri Lanka per me, faceva parte di questa seconda categoria. Non ho paura ad ammetterlo e a dirlo, voglio essere sincera. Se mi segui da un pò, saprai quali sono le mie destinazioni del cuore, quelle per cui mi sale l'adrenalina a mille già quando compro il biglietto aereo. L'Africa scorre nelle mie vene, l'Oceano Indiano mi fa sentire bene, i Caraibi mi danno energia. Quest'estate però, un'amica mi ha convinto ad andare in Sri Lanka, ed è stato sicuramente il momento perfetto della mia vita per affrontare questo viaggio.

Arrivavo da due settimane in solitaria in Thailandia, e quando ho preso il volo Bangkok - Colombo, che era pure in ritardo, non vedevo l'ora di atterrare nella capitale dell'isola. Già la compagnia aerea mi aveva fatto un'ottima impressione, con le hostess bellissime vestite con il sari tradizionale in color turchese. Scendo dall'aereo e mi catapulto ai nastri bagaglio, dove c'è Marta ad attendermi: quanta voglia avevo di abbracciare la mia amica, non potete nemmeno capirlo! E quanto si è stupita lei di vedermi in uno slancio così caloroso d'affetto, nemmeno. Baci, abbracci, lacrime di gioia, e usciamo fuori, dove ci attende Shalika, un ragazzo dal cuore d'oro che sarebbe diventata la nostra casa, il nostro punto fermo, per i dieci giorni successivi. L'intesa con lui c'è subito, ci mette a nostro agio, e ci rassicura sul fatto di non doverci preoccupare più di nulla, ma lo diceva soprattutto a me, sempre intenta a organizzare, stare sul pezzo, continuare a seguire i miei clienti in viaggio in tutto il mondo. Mi ha fatto sentire al sicuro. Ci attendono tre ore di auto, per raggiungere Sigirya, dove avremmo pernottato e dove arriviamo a sera inoltrata. Le strade ci fanno subito una buona impressione, ben tenute, scorrevoli, ordinate, così anche il villaggio, pieno di localini, negozietti e pullulante di turisti. Decidiamo di cenare nel nostro hotel, che Shalika aveva riservato per noi, e provo un piatto locale, il Kottu, che amo subito follemente! La mattina seguente la sveglia per noi è prestissimo, quando fuori è ancora buio, perchè l'obbiettivo è quello di scalare la Lion Rock per assistere all'alba da lassù. Ecco, per chi soffre di vertigini, non è proprio un'impresa facile, e anche io ho avuto alcuni momenti di indecisione nel salire quei 1200 scalini che ci hanno condotto alla sommità del monolite. La vista e l'emozione, inspiegabili. Non sto qui a tediarvi con la storia di questo sito archeologico, ma confermo che è assolutamente un'esperienza da fare quando si visita lo Sri Lanka. Il nostro viaggio on the road prosegue verso nord est, con qualche tappa lungo la strada per assaggiare le Samosa (degli snack fritti ripieni di verdure o carne) e la frutta tropicale freschissima: ricorderò sempre Shalika che taglia con grande nonchalance un succoso mango e ce lo mangiamo così, per pranzo, sui bordi della carreggiata, con il sorriso stampato sulle labbra. Dopo circa tre ore arriviamo a Trincomalee, una carinissima località balneare adatta durante la nostra stagione estiva per rilassarsi in spiaggia. Qui è pieno di ristoranti, piccole guest house, e centri yoga, disciplina che decidiamo di provare anche noi all'alba, fronte mare: un'altra emozione impagabile. In questo posto ci concediamo anche il nostro primo massaggio Ayurveda, che si differenzia da quelli thailandesi a cui ero abituata nelle ultime settimane, e che mi lascia in uno stato di beatitudine per l'intera mattinata. Il mare di Trincomalee non è come me lo aspettavo: tutti mi dicevano che lo Sri Lanka non offre certo delle meraviglie marine, e invece a Trincomalee io devo dire che il mare è veramente bello. Spiaggia chiara e morbida, acqua limpida, fondale digradante.

Il relax è meraviglioso, ma scoprire questo paese era il nostro obbiettivo, pertanto dopo due notti, ci rimettiamo in marcia verso il centro dell'isola. Lungo la strada ci fermiamo a visitare il tempio di Dambulla, patrimonio Unesco e unico nel suo genere perchè incastonato nella roccia. Proviamo anche l'esperienza della vestizione del Sari, l'abito tipico tradizionale per le donne indù, che ho amato moltissimo indossare, anche nel colore.

Un tragitto pieno di stop questo che ci ha condotto a Kandy, perchè ci siamo fermati anche a visitare uno spice garden, dove un pò di shopping è d'obbligo tra spezie profumate, oli per la pelle e i capelli c'era solo l'imbarazzo della scelta. Kandy ci accoglie con un grande traffico, confusione, una vita diversa da quella che stavamo respirando lentamente nei primi giorni del nostro viaggio. Pullula di persone e di fedeli, perchè in questo periodo si tiene l'Esala Perahera, una delle celebrazioni più importanti per i buddisti. E noi non siamo di certo da meno, così la sera ne prendiamo parte, e accompagnati da Shalika e un suo amico ci inoltriamo per le strade affollate della città per cercare un posto a sedere: assisteremo sbalordite a una lunghissima processione di danzatori, elefanti adornati, mangiafuoco, giocolieri. Un festival colorato, rumoroso, tradizionale ma anche molto lungo, e quando dico lungo intendo che è durato più di tre ore. Non finiva più. Bello sì, e molto felice di essere stata lì, ma infinitamente lungo. Sorrido ancora a pensare a quella sera, bizzarra, sfiancante e assolutamente profumata. Lo Sri Lanka mi sta rapendo, mi permette di uscire dalla mia comfort zone, di interagire con un popolo meraviglioso e di cambiare ogni giorno il mio punto di vista.


Ti racconto nella prossima puntata la prosecuzione di questo viaggio sorprendente.

 
 
 

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