Safari in Tanzania: Tarangire e Ngorongoro
- Luisa Tonon
- 6 mag 2025
- Tempo di lettura: 3 min

Un altro sogno che si è avverato.
La Tanzania è quella terra che tutti vorremmo vedere, che immaginiamo vividamente perchè la vediamo nei documentari, nei cartoni animati, perchè un pò ci riporta alle nostre origini, al contatto vero con la terra. La Tanzania è il regno animale e la natura nella sua espressione più vera, è verde, è calorosa, è fatta di un popolo povero ma che ti riempie l'anima con i suoi sorrisi.
Partire per l'Africa mi dà una carica adrenalinica ogni volta che salgo su un volo rivolto verso sud.
E così il 22 marzo sono salita su un volo Turkish airlines, direzione Arusha. Era un viaggio organizzato di lavoro, per testare sulla mia pelle i servizi dei nostri corrispondenti, perchè solitamente tendo a non utilizzare questa compagnia aerea quando organizzo i viaggi ai miei clienti. Gli orari dei voli sono infatti infelici, atterriamo verso le 2 di notte nel cuore dell'Africa e troviamo Michael e Hassan ad accoglierci con due sorrisi splendidi nonostante l'alzataccia. Ci trasferiamo subito in un lodge alla periferia della città, per una doccia veloce e un riposino di circa un'ora: non c'è tempo da perdere, la savana chiama! Alle sei del mattino siamo quindi già pronti per la nostra prima giornata di safari, nel parco Tarangire. Famoso per il suo paesaggio collinare, attraversato dall'omonimo fiume, è la casa di tantissime mandrie di elefanti. Ecco, io non ne sono molto entusiasta perchè da quando mi sono trovata di fronte un grosso esemplare di maschio adulto durante un safari in Namibia, preferisco stare a parecchia distanza da questi cuccioloni. Per fortuna non siamo baciati dalla dea bendata, e gli avvistamenti di animali non sono poi così tanto numerosi. All'ora di pranzo ci godiamo un suntuoso pranzetto in un'area pic-nic attrezzata di tutto punto, con diverse scimmie a fare da cornice: quelle polpette al sugo, preparate con tanto amore da Rocco, il manager proprietario delle jeep, me le ricorderò a vita, fantastiche, nel cuore della savana.
Il pomeriggio è ancora dedicato al safari nel parco, avvistiamo anche degli avvoltoi, appollaiati come in un cartone su uno di quegli alberi secchi e particolarmente scenografici.
Arriviamo in tarda serata al Marera Valley Lodge, nella regione del Karatu, la porta di accesso a quello che sarà il parco che esploreremo l'indomani: il cratere del Ngorongoro. Non stavo più nella pelle all'idea di andare lì, e come un cenno dell'universo, quando dopo esser saliti per le ripide e sterrate strade della parete del cratere, arriviamo al view point, ci si apre davanti questa meravigliosa vista per il tempo necessario per fare foto e video. Dopo pochi minuti la nebbia invade tutto, e non si vede più niente. E' stata un'emozione incredibile.
Parliamo dell'esperienza del safari all'interno del cratere: niente di più straordinario! Abbiamo visto di tutto, ma ciò che rimane vivido nella mia mente sono i leoni che beatamente si sfamano con uno gnu direttamente sulla pista. Due leonesse e un leone maschio. Una scena da vero documentario.
Girovagare per il fondo del cratere è entusiasmante, è pieno di animali, ma pieno davvero: ci sono mandrie di gnu, ippopotami, bufali, elefanti, tantissime specie di uccelli, e tanti tanti felini. Mancano all'appello sono le giraffe, perchè qui non sono presenti le acacie di cui loro vanno ghiotte. All'ora di pranzo ci sistemiamo in un'altra area pic-nic per ricaricare le energie, e devo dire che è sempre tutto super organizzato dalle nostre impeccabili guide. L'aerea del Ngorongoro non fa parte dei parchi nazionali, ma è un'area di conservazione poichè qui vivono anche i Masai: una volta risaliti dalla piana, e avviata la jeep verso il bordo opposto, notiamo infatti subito la presenza di tanti villaggi Masai. Il paesaggio qui è ancora diverso, mi ricorda molto quello delle mie prealpi. Pianure montuose senza alberi, con quest'aria calda che ti passa tra i capelli, e le capanne di questo popolo di pastori. Ciò che mi è piaciuto moltissimo della Tanzania è infatti il susseguirsi di paesaggi completamente diversi tra di loro, che hanno reso l'esperienza assolutamente non noiosa.
Facciamo una sosta in uno di questi villaggi, per capire da vicino come vivono ancora oggi i Masai: entriamo a casa di Olly, che ci spiega come si divide fra le sue due mogli, come cucinano, come dormono all'interno di questa capanna fatta di fango e sterco. Un modo di vivere totalmente lontano dalle nostre abitudini, ma che ti lascia un colpo al cuore bello profondo. I bambini sono adorabili, ti corrono incontro e ti abbracciano con i loro sorrisi appena gli doni anche solo una matita colorata. Tutto ciò colpisce, e non lo puoi dimenticare.
Sono emozioni forti, che sono l'Africa ti dà.



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