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Il mio viaggio in solitaria in Thailandia

  • Immagine del redattore: Luisa Tonon
    Luisa Tonon
  • 19 ago 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

Non mi ricordo nemmeno il giorno in cui ho prenotato quel biglietto. Ma so che non ho sentito la solita energia elettrizzante che si accende dentro di me quando compro un biglietto aereo. Era però una cosa che volevo fare, sentivo il desiderio di un viaggio in solitaria da mesi, volevo sfidare le mie paure, mettermi alla prova, fare qualcosa per me stessa a prescindere dal giudizio degli altri. Lo stesso è stato per i giorni che si avvicinavano alla partenza, l'entusiasmo che accompagna il momento di fare la valigia non lo sentivo, avevo solo tanta paura. Paura di cosa? Paura perchè? Non mi era mai capitato prima, sono sempre stata travel addicted, ho sempre avuto necessità e bisogno di salire su un aereo. Ma questa volta era diverso. E così, arriva il 21 luglio, e so che devo partire. Io, me stessa e il mio pc, per continuare a lavorare da remoto, perchè così ho scelto, perchè così ho impostato la mia vita, continuando a visualizzare il sogno che avevo in mente, con la tenacia e la perseveranza sono arrivata a costruirmi il lavoro che amo e che posso svolgere ovunque. Sono partita per questo viaggio in solitaria, e dico solitaria perchè è diverso da solitudine: sapevo di poter contare sulle persone che mi amano e che mi avrebbero seguito a distanza, e sulle persone che avrei incontrato nel mondo. Ho scelto come destinazione la Thailandia, per poter visitare una parte del paese che ancora non avevo visto, e per potermi prendere il tempo e la calma di cui avevo bisogno. Bangkok mi accoglie con un cielo grigio e tanta umidità: dopo 12 ore di volo abbastanza faticose emotivamente, mi catapulto in hotel, doccia e mi concedo una dormita rigenerante. Decido così di uscire nel pomeriggio per visitare la città e appena fuori dalla stradina del mio hotel, una donna mi ferma per offrirmi il suo aiuto: lo accetto subito volentieri e mi ritrovo in meno di cinque minuti su un tuk tuk destinazione Wat Pho, uno dei templi più visitati della capitale. Mi perdo all'interno delle sue mura, ammiro il Buddha sdraiato, e mi concedo un rigenerante massaggio ai piedi mentre la pioggia cade lenta dal cielo. Mi fermo in un localino semplice all'angolo della strada ad assaporare il primo Pad Thai di questo viaggio, e decido poi di passeggiare a caso per le vie di quel quartiere: mi sento persa, un pò a pezzi, incredula su quello che sto facendo, e con una spiacevole sensazione di aver sbagliato a partire. Non vedo nulla che mi piace attorno a me, la mia mente non riesce a capacitarsi di essere uscita dalla comfort zone e cerca di indurmi paura. Ma io non cedo, non le dò spazio, mi dò tempo e fiducia, e infatti già dal giorno dopo inizio a sentirmi meglio. Sarà perchè prendo parte ad un'escursione organizzata che mi porta a visitare le rovine di Ayutthaya, l'antica capitale thailandese, con persone provenienti da tutto il mondo, ma inizio a vedere il bello di questo viaggio. Inizio a sorridere, ad aprirmi al confronto, cammino per vicoli nascosti e mi sento bene. Avevo fatto una lista di cose da fare durante questo viaggio, e già nei primi due giorni mi accorgo di averne fatte diverse in modo semplice e naturale. Ho capito che il mondo è fatto di persone buone, che l'accoglienza semplice e genuina esiste, che se cerchi aiuto ti viene offerto in modo spontaneo, che la gente non ti giudica, che tutto quello che vuoi lo puoi fare, che la paura non esiste, è solo nella tua mente. Quella sera mi sono concessa un cocktail con vista sul Chao Praya, il fiume che scorre per Bangkok, e sul Wat Arun, meraviglioso illuminato la sera. Era una di quelle location idilliache, incredibilmente romantiche, perfetta per un appuntamento a due: ma sai che c'è? Io ero lì con me stessa, e non c'è assolutamente nulla di male in questo! Sono rimasta a Bangkok per tre notti, visitando anche i mercati locali sulla ferrovia e il Damnoen Saduak Floating Market: sono sempre un'agente di viaggio e ho quindi testato in prima persona le guide e le esperienze che poi propongo ai miei clienti. Rimetto nello zaino tutte le mie cose e ritorno verso l'aeroporto, con uno di quegli autobus sgangherati che ti fanno vivere esattamente il luogo dove sei. Volo a nord, destinazione Chiang Mai, dove trascorro 4 notti fatte di ritmi lenti, tutti per me. Esploro la città tra i suoi negozietti, centri massaggi, innumerevoli templi. Anche qui la sensazione iniziale è che nulla mi piaccia, ma passa dopo pochi attimi, mi riempio di fiducia e mi siedo in uno di quei posticini molto local, gestiti da una signora con il sorriso grande dove mangio un altro Pad Thai delizioso, accompagnato dalla birra Chiang per soli 3€. Inizia a piovere fortissimo, e l'energia che sento è incredibile. Mi sento bene. A Chiang Mai mi concedo spesso dei massaggi, quasi tutti i giorni, e sono stati tutti incredibilmente penetranti. Mi sento a casa, trovo i miei momenti, quelli per lavorare nella mia camera, e quelli per uscire; divento cliente fissa di una signora con il banchetto ai bordi della strada, dove acquisto sempre del mango dolcissimo, cammino per il parco della città osservando i thailandesi fare sport, provo diversi ristorantini e non ho più l'imbarazzo nel chiedere un tavolo per uno. A Chiang Mai ho partecipato anche ad un'escursione al Doi Inthanon National Park, che mi ha permesso di vedere le bellissime risaie di questa zona e la montagna più alta della Thailandia. Quel giorno ho conosciuto una ragazza austriaca, con cui ho potuto esercitare anche il tedesco, che stava viaggiando da un anno. Mi dispiace lasciare Chiang Mai, me ne ero affezionata, ma avevo anche il desiderio di scoprire l'altra cittadina più richiesta negli itinerari richiesti dagli italiani: Chiang Rai. Ci arrivo dopo tre ore su un autobus locale, dove sorrido alla vita con la musica nelle orecchie. E' stato un tragitto incredibilmente bello. Ma indovinate un pò? Anche quando arrivo a Chiang Rai mi sento scossa, e rimpiango il mio luogo sicuro che mi ero creata. Chiang Rai è molto meno turistica, non vedo nessun occidentale in giro, mi sento quasi un pesce fuor d'acqua, ma continuo a camminare a testa alta e girare per la città, senza timore. Qui divento cliente fissa in un baretto dove scopro fanno degli ottimi Moijto al mango. Le tre notti che trascorro qui sono fatte di lavoro al pc, passeggiate, momenti di relax in piscina, e un'incredibile escursione fino al triangolo d'oro e ai bellissimi templi bianco e blu, dei must da vedere in un viaggio nel nord della Thailandia. Credo che sia stata una delle più belle giornate che io abbia trascorso, gli occhi mi si sono riempiti di meraviglie. Arriva il momento di ripartire nuovamente e riprendo un aereo per rientrare a Bangkok: mi sento felice, so di ritornare a casa. Non vedo l'ora di passeggiare nel quartiere che già conosco, di rivedere il "sioretto" dei biglietti, che ogni volta che passo davanti al suo ufficio mi saluta contento, come se fossi una vecchia amica, di andare a mangiare nei locali che preferisco. Ci sono rimasta altre due notti nella capitale, ma senza la frenesia di dover fare per forza qualcosa, di dover vedere per forza altro: ho avuto il tempo, di vivere la città, di lasciarmi trasportare da ciò che desideravo fare, senza costrizioni, senza dover fare solo perchè ero lì. E' stato un viaggio intenso, fatto di emozioni contrastanti, che sono grata di aver fatto e che mi ha insegnato moltissimo. Perchè avevo paura prima di partire? Perchè già sapevo che sarei stata capace di affrontare tutto ciò, e in cuor mio sapevo, ma non volevo ammetterlo, che mi sarebbe pure piaciuto. I rimpianti esistono, semplicemente perchè non ci provi. Quindi provaci, sempre, e non arrenderti mai.

 
 
 

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